open all night
27/02/07
Ultimamente pare esistere un generale consenso sul
fatto che l’ambulatorio medico debba restare aperto
sempre di più, fino alle 12 ore giornaliere e magari
24 ore su 24.
La spiegazione è presto data: soldi da spendere in servizi non ce ne sono più, i reparti di Pronto Soccorso degli Ospedali scoppiano (perché dimensioni e numero del personale non sono adeguati alle necessità); come fare a potenziare il servizio senza metterci del denaro? La risposta è: farlo mettere da qualcun altro, che non solo lavori gratis et amore dei, ma anche investa di tasca propria nelle strutture. L’unico soggetto identificato che parrebbe adatto ad un simile sacrificio è il medico di famiglia.
La logica che gli amministratori mettono dietro a questa idea è: “molti degli accessi al pronto soccorso sono impropri (i cosiddetti “codici bianchi”), cioè sono persone che si rivolgono al pronto soccorso non per vera necessità ma per ansia, per maleducazione, perché è aperto, perché non trovano un altro medico, perché vogliono vedere una specialista senza attendere che arrivi il proprio turno nella lista d’attesa delle ASL. Dunque, se questi pazienti invece di recarsi al pronto soccorso dell’Ospedale si potessero recare al pronto soccorso dei Medici di Famiglia, automaticamente il parcheggio dell’Ospedale si vuoterebbe”.
I difetti di questo ragionamento sono molteplici, ma non faccio troppo affidamento che la logica possa intaccare la fiducia in questo progetto.
Quello che politici ed amministratori (che poi sono la stessa cosa) non sanno è che i pazienti che ingolfano il Pronto Soccorso già intasano anche la sala d’aspetto dell’ambulatorio del Medico di famiglia. I pazienti che si recano al PS passano regolarmente, con il foglio di dimissione, anche nel nostro studio. Ma non solo loro: anche la nostra sala d’aspetto è già intasata di “codici bianchi”. Cioè di pazienti che di una visita medica non hanno alcuna necessità. Alcuni vengono spinti dalla burocrazia, che chiede loro una ricetta, un timbro con una firma, un certificato. Altri sono spinti dalla visione di trasmissioni televisive come Elisir, che ha spiegato come sia necessario ripetere la MOC o il PSA. Altri ancora vengono perché non saprebbero che altro fare, il servizio del Medico della mutua è gratuito e dovuto, e non esiste alcun filtro (per esempio il più modesto dei ticket) per chi vuole usufruirne.
Anche nei nostri ambulatori la maggior parte degli accessi è inutile, e non solo fa perdere tempo al medico, ma sottrae tempo e risorse a chi è veramente ammalato. In realtà esiste un modo per restituire dignità all’atto della visita medica, a costo zero per il paziente. È quello della visita su appuntamento. Il frequentatore incallito di sale d’aspetto non prende l’appuntamento perché è entrato mentre stava facendo una cosa diversa, del tipo tornare dal mercato, oppure perché ha avuto l’ispirazione di una domanda da girare al medico. Ma soprattutto perché il paziente ipocondriaco nella sala d’aspetto e nella esibizione (raccontata) dei propri mali, vive. Dare al gesto di essere visitati da un medico la dignità di un appuntamento telefonico è già un modo di selezionare gli accessi. Ma è esattamente il contrario di tenere aperto 12 ore come una tabaccheria.
Non solo, gli accessi di troppo nell’ambulatorio del Medico hanno un costo anche per lo Stato. Perché il paziente che torna a lamentarsi degli acciacchi della vecchiaia, o della paura dell’osteoporosi, o dell’ansia da fitta intercostale, o del livello del colesterolo, difficilmente accetta di uscire a mani vuote. Patteggia un esame, un controllo, una terapia. Una di quelle cose che un Professore ha raccomandato in televisione. Un maggior numero di accessi dal Medico si traduce in un costo “indotto” per il Servizio Sanitario Nazionale, ma non necessariamente in salute per la popolazione.
Ma c’è di peggio. I “codici bianchi” del Pronto Soccorso si rivelano tali solo dopo la visita. Il paziente con un dolore epigastrico da banale indigestione ottiene comunque un elettrocardiogramma (letto da uno specialista cardiologo) e una ricerca degli enzimi ematici per escludere un infarto del miocardio. Il paziente che è scivolato in casa è comunque sottoposto a radiografia per escludere una frattura, o ad una TAC cerebrale per escludere una emorragia cerebrale. Il paziente con una colica renale in atto ottiene un letto, una fleboclisi con antispastico ed antidolorifico e magari anche una ecografia. Perché nessun medico ospedaliero sano di mente affronterebbe il rischio di una urgenza non diagnosticata, di un giovane che muore per pancreatite acuta dopo essere stato dimesso frettolosamente, di un infarto non diagnosticato. Ora, nei nostri ambulatori non abbiamo ecografi, TAC, laboratori di analisi. Ma non abbiamo neppure un letto su sui fare accomodare per qualche ora un paziente sotto colica renale, a meno di non voler invitare la restante parte dei pazienti del giorno a tornare a casa. E questo non perché siamo dei taccagni, ma perché - anche per colpa nostra e di parte dei nostri sindacati - quella miseria che accettiamo a titolo di convenzione non ci permette altro che affittare dei sottoscala e non degli ambulatori all’altezza di quei paesi occidentali a cui ci illudiamo di appartenere.
Dunque, non solo gli amministratori vorrebbero che noi sgomberassimo i loro reparti di Pronto Soccorso con il nostro orario continuato, ma anche che ci prendessimo inaccettabili rischi medico legali a danno nostro, della nostra famiglia e dei nostri pazienti.
Danni collaterali accettabili pur di non mettere denaro nei servizi.
E non è ancora tutto. I nostri politici vanno oltre, nella progettualità dei loro piani strategici di Kruscioviana memoria. L’attuale Ministro della Salute immagina le Case della Salute. Ambulatori dove concentrare una decina di Medici della mutua e fornire un servizio di medicina del territorio che in burocratese si chiamano Nuclei di Cura Primari. I vantaggi di queste Case della Salute balzano agli occhi. Immaginate un paese italiano di quindicimila anime dove un cittadino sceglie in piena libertà un medico a seconda dei propri personali parametri personali: perché si fida, perché è simpatico, perché l’ambulatorio è in una posizione che gli risulta comoda, perché gli orari di quell’ambulatorio coincidono con le sue necessità. In quel paese ci sarebbero dieci ambulatori, dislocati in dieci punti diversi, fra cui effettuare la scelta. Scelta che può essere revocata e modificata in qualsiasi momento senza alcuna limitazione né necessità di giustificazione. Ora immaginate un solo grande ambulatorio della mutua, nella cui sala d’aspetto stanziano i pazienti di dieci medici (diciamo dalle 20 alle 200 persone alla volta), in attesa di essere ricevuti in tre o, bene che vada, quattro ambulatori usati a rotazione, con il medico subentrante che attende che quello uscente termini le sue visite regolarmente in ritardo, magari con l’intoppo di una di quelle coliche renali di cui sopra.
Il problema vero è che non si fanno le nozze con i fichi secchi. Non si può fare la sanità impegnando le risorse economiche in lottizzazioni, sprechi e esubero di amministrativi. Se le richieste di accesso al Pronto Soccorso vanno molto oltre le possibilità dell’Ospedale, l’unica risposta possibile è potenziare il Pronto Soccorso con altri locali, altri medici e altri paramedici.
L’ambulatorio del Medico di Famiglia non è una risorsa sotto-utilizzata. È un prezioso momento funzionante della sanità pubblica, che anziché essere distrutto va potenziato con iniezioni di risorse economiche al pari dei nostri vicini francesi, tedeschi ed inglesi, perché possa godere di personale e locali adeguati alle necessità della sanità di un paese civile.
(GB)
La spiegazione è presto data: soldi da spendere in servizi non ce ne sono più, i reparti di Pronto Soccorso degli Ospedali scoppiano (perché dimensioni e numero del personale non sono adeguati alle necessità); come fare a potenziare il servizio senza metterci del denaro? La risposta è: farlo mettere da qualcun altro, che non solo lavori gratis et amore dei, ma anche investa di tasca propria nelle strutture. L’unico soggetto identificato che parrebbe adatto ad un simile sacrificio è il medico di famiglia.
La logica che gli amministratori mettono dietro a questa idea è: “molti degli accessi al pronto soccorso sono impropri (i cosiddetti “codici bianchi”), cioè sono persone che si rivolgono al pronto soccorso non per vera necessità ma per ansia, per maleducazione, perché è aperto, perché non trovano un altro medico, perché vogliono vedere una specialista senza attendere che arrivi il proprio turno nella lista d’attesa delle ASL. Dunque, se questi pazienti invece di recarsi al pronto soccorso dell’Ospedale si potessero recare al pronto soccorso dei Medici di Famiglia, automaticamente il parcheggio dell’Ospedale si vuoterebbe”.
I difetti di questo ragionamento sono molteplici, ma non faccio troppo affidamento che la logica possa intaccare la fiducia in questo progetto.
Quello che politici ed amministratori (che poi sono la stessa cosa) non sanno è che i pazienti che ingolfano il Pronto Soccorso già intasano anche la sala d’aspetto dell’ambulatorio del Medico di famiglia. I pazienti che si recano al PS passano regolarmente, con il foglio di dimissione, anche nel nostro studio. Ma non solo loro: anche la nostra sala d’aspetto è già intasata di “codici bianchi”. Cioè di pazienti che di una visita medica non hanno alcuna necessità. Alcuni vengono spinti dalla burocrazia, che chiede loro una ricetta, un timbro con una firma, un certificato. Altri sono spinti dalla visione di trasmissioni televisive come Elisir, che ha spiegato come sia necessario ripetere la MOC o il PSA. Altri ancora vengono perché non saprebbero che altro fare, il servizio del Medico della mutua è gratuito e dovuto, e non esiste alcun filtro (per esempio il più modesto dei ticket) per chi vuole usufruirne.
Anche nei nostri ambulatori la maggior parte degli accessi è inutile, e non solo fa perdere tempo al medico, ma sottrae tempo e risorse a chi è veramente ammalato. In realtà esiste un modo per restituire dignità all’atto della visita medica, a costo zero per il paziente. È quello della visita su appuntamento. Il frequentatore incallito di sale d’aspetto non prende l’appuntamento perché è entrato mentre stava facendo una cosa diversa, del tipo tornare dal mercato, oppure perché ha avuto l’ispirazione di una domanda da girare al medico. Ma soprattutto perché il paziente ipocondriaco nella sala d’aspetto e nella esibizione (raccontata) dei propri mali, vive. Dare al gesto di essere visitati da un medico la dignità di un appuntamento telefonico è già un modo di selezionare gli accessi. Ma è esattamente il contrario di tenere aperto 12 ore come una tabaccheria.
Non solo, gli accessi di troppo nell’ambulatorio del Medico hanno un costo anche per lo Stato. Perché il paziente che torna a lamentarsi degli acciacchi della vecchiaia, o della paura dell’osteoporosi, o dell’ansia da fitta intercostale, o del livello del colesterolo, difficilmente accetta di uscire a mani vuote. Patteggia un esame, un controllo, una terapia. Una di quelle cose che un Professore ha raccomandato in televisione. Un maggior numero di accessi dal Medico si traduce in un costo “indotto” per il Servizio Sanitario Nazionale, ma non necessariamente in salute per la popolazione.
Ma c’è di peggio. I “codici bianchi” del Pronto Soccorso si rivelano tali solo dopo la visita. Il paziente con un dolore epigastrico da banale indigestione ottiene comunque un elettrocardiogramma (letto da uno specialista cardiologo) e una ricerca degli enzimi ematici per escludere un infarto del miocardio. Il paziente che è scivolato in casa è comunque sottoposto a radiografia per escludere una frattura, o ad una TAC cerebrale per escludere una emorragia cerebrale. Il paziente con una colica renale in atto ottiene un letto, una fleboclisi con antispastico ed antidolorifico e magari anche una ecografia. Perché nessun medico ospedaliero sano di mente affronterebbe il rischio di una urgenza non diagnosticata, di un giovane che muore per pancreatite acuta dopo essere stato dimesso frettolosamente, di un infarto non diagnosticato. Ora, nei nostri ambulatori non abbiamo ecografi, TAC, laboratori di analisi. Ma non abbiamo neppure un letto su sui fare accomodare per qualche ora un paziente sotto colica renale, a meno di non voler invitare la restante parte dei pazienti del giorno a tornare a casa. E questo non perché siamo dei taccagni, ma perché - anche per colpa nostra e di parte dei nostri sindacati - quella miseria che accettiamo a titolo di convenzione non ci permette altro che affittare dei sottoscala e non degli ambulatori all’altezza di quei paesi occidentali a cui ci illudiamo di appartenere.
Dunque, non solo gli amministratori vorrebbero che noi sgomberassimo i loro reparti di Pronto Soccorso con il nostro orario continuato, ma anche che ci prendessimo inaccettabili rischi medico legali a danno nostro, della nostra famiglia e dei nostri pazienti.
Danni collaterali accettabili pur di non mettere denaro nei servizi.
E non è ancora tutto. I nostri politici vanno oltre, nella progettualità dei loro piani strategici di Kruscioviana memoria. L’attuale Ministro della Salute immagina le Case della Salute. Ambulatori dove concentrare una decina di Medici della mutua e fornire un servizio di medicina del territorio che in burocratese si chiamano Nuclei di Cura Primari. I vantaggi di queste Case della Salute balzano agli occhi. Immaginate un paese italiano di quindicimila anime dove un cittadino sceglie in piena libertà un medico a seconda dei propri personali parametri personali: perché si fida, perché è simpatico, perché l’ambulatorio è in una posizione che gli risulta comoda, perché gli orari di quell’ambulatorio coincidono con le sue necessità. In quel paese ci sarebbero dieci ambulatori, dislocati in dieci punti diversi, fra cui effettuare la scelta. Scelta che può essere revocata e modificata in qualsiasi momento senza alcuna limitazione né necessità di giustificazione. Ora immaginate un solo grande ambulatorio della mutua, nella cui sala d’aspetto stanziano i pazienti di dieci medici (diciamo dalle 20 alle 200 persone alla volta), in attesa di essere ricevuti in tre o, bene che vada, quattro ambulatori usati a rotazione, con il medico subentrante che attende che quello uscente termini le sue visite regolarmente in ritardo, magari con l’intoppo di una di quelle coliche renali di cui sopra.
Il problema vero è che non si fanno le nozze con i fichi secchi. Non si può fare la sanità impegnando le risorse economiche in lottizzazioni, sprechi e esubero di amministrativi. Se le richieste di accesso al Pronto Soccorso vanno molto oltre le possibilità dell’Ospedale, l’unica risposta possibile è potenziare il Pronto Soccorso con altri locali, altri medici e altri paramedici.
L’ambulatorio del Medico di Famiglia non è una risorsa sotto-utilizzata. È un prezioso momento funzionante della sanità pubblica, che anziché essere distrutto va potenziato con iniezioni di risorse economiche al pari dei nostri vicini francesi, tedeschi ed inglesi, perché possa godere di personale e locali adeguati alle necessità della sanità di un paese civile.
(GB)