ticket ed esenzioni
08/05/07
Oggi eseguire gli esami del sangue di routine
può costare al paziente 120 euro. Eseguire gli stessi
esami presso un laboratorio privato non costa più di
60 euro. Un po' eccessivo come concetto di
ticket di partecipazione
alla spesa sanitaria.
È ovvio che un simile costo economico non possa non ripercuotersi sul lavoro del Medico di Famiglia.
È ovvio che un simile costo economico non possa non ripercuotersi sul lavoro del Medico di Famiglia. Quando il medico decide di che esami necessita il proprio paziente (oppure prende atto di quelli suggeriti da un collega specialista) non può infatti limitarsi a scriverli sulla ricetta del SSN, ma deve anche sapere di quali di questi esami il paziente è eventualmente esente dal pagamento in virtù di una propria esenzione.
Deve scrivere gli esami esenti su una ricetta, avendo cura di specificare il codice dell'esenzione, separati a seconda della tipologia di esame e, nel caso degli esami del sangue, in numero non superiore agli otto per ogni ricetta. Dovrà poi ripetere la stessa operazione per gli esami non esenti, avendo cura di barrare la casella "non esente".
Questa operazione da sola è frutto di una enorme perdita di tempo, di errori e di contenzioso con il paziente. Quando poi non si scontri con l'obsolescenza delle liste di esenzioni della AUSL. Per esempio: in un paziente in cui sia prevista l'esenzione del pagamento del ticket per l'esame di colesterolo totale e colesterolo HDL, potrò sostituire quest'ultimo con il colesterolo LDL, coerentemente con le recenti linee guida, o questa operazione deve considerarsi un abuso?
Si taccia poi del limite degli otto esami per ricetta, che ci dovrebbe portare a considerare esami separati gli elettroliti ematici, e forse persino le due transaminasi. Perché dunque non separare anche le voci dell'emocromo? Il gettito del ticket per la AUSL salirebbe in modo esponenziale!
Addirittura pare che con l'attuale sistema di conteggio del ticket, il paziente possa trovarsi a pagare un ammontare diverso del ticket a seconda dell'ordine con cui gli esami sono inseriti nel computer.
Io credo che il medico dovrebbe rifiutarsi di assoggettarsi a queste contorsioni burocratiche, del tutto estranee alla logica medica del percorso diagnostico. Il medico dovrebbe limitarsi a richiedere gli accertamenti diagnostici che ritiene necessari, e delegare poi alla AUSL (e ai suoi programmi informatici) che conosce le esenzioni del paziente, di fare il conto per il paziente. Per quale motivo dovremmo essere noi a fare i conti dell'azienda, facendoci carico anche delle responsabilità degli errori?
Questo dovrebbe essere materia di lavoro per i sindacati.
È ovvio che un simile costo economico non possa non ripercuotersi sul lavoro del Medico di Famiglia.
È ovvio che un simile costo economico non possa non ripercuotersi sul lavoro del Medico di Famiglia. Quando il medico decide di che esami necessita il proprio paziente (oppure prende atto di quelli suggeriti da un collega specialista) non può infatti limitarsi a scriverli sulla ricetta del SSN, ma deve anche sapere di quali di questi esami il paziente è eventualmente esente dal pagamento in virtù di una propria esenzione.
Deve scrivere gli esami esenti su una ricetta, avendo cura di specificare il codice dell'esenzione, separati a seconda della tipologia di esame e, nel caso degli esami del sangue, in numero non superiore agli otto per ogni ricetta. Dovrà poi ripetere la stessa operazione per gli esami non esenti, avendo cura di barrare la casella "non esente".
Questa operazione da sola è frutto di una enorme perdita di tempo, di errori e di contenzioso con il paziente. Quando poi non si scontri con l'obsolescenza delle liste di esenzioni della AUSL. Per esempio: in un paziente in cui sia prevista l'esenzione del pagamento del ticket per l'esame di colesterolo totale e colesterolo HDL, potrò sostituire quest'ultimo con il colesterolo LDL, coerentemente con le recenti linee guida, o questa operazione deve considerarsi un abuso?
Si taccia poi del limite degli otto esami per ricetta, che ci dovrebbe portare a considerare esami separati gli elettroliti ematici, e forse persino le due transaminasi. Perché dunque non separare anche le voci dell'emocromo? Il gettito del ticket per la AUSL salirebbe in modo esponenziale!
Addirittura pare che con l'attuale sistema di conteggio del ticket, il paziente possa trovarsi a pagare un ammontare diverso del ticket a seconda dell'ordine con cui gli esami sono inseriti nel computer.
Io credo che il medico dovrebbe rifiutarsi di assoggettarsi a queste contorsioni burocratiche, del tutto estranee alla logica medica del percorso diagnostico. Il medico dovrebbe limitarsi a richiedere gli accertamenti diagnostici che ritiene necessari, e delegare poi alla AUSL (e ai suoi programmi informatici) che conosce le esenzioni del paziente, di fare il conto per il paziente. Per quale motivo dovremmo essere noi a fare i conti dell'azienda, facendoci carico anche delle responsabilità degli errori?
Questo dovrebbe essere materia di lavoro per i sindacati.